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Belgio, caccia ai terroristi dopo gli attentati. Cinque sospettati, quattro nella rete di Salah

Caccia all’uomo senza sosta a Bruxelles, con le piste delle indagini post-Parigi e quelle degli attentati odierni nella capitale belga che si intrecciano, con nomi e volti che ritornano, identikit che si sommano, foto che circolano a velocità vertiginosa. Cinque sono le persone sospettate dalla polizia di Bruxelles per le stragi all’aeroporto e del metrò. Due i fermi (Video), ma di individui forse non coinvolti nell’attentato. Sono stati bloccati a un paio di chilometri della stazione metro di Maelbeek, alla Gare du Nord della capitale belga.

Le indagini messe in campo dalle autorità belghe dopo lo sconvolgente risveglio di Bruxelles, devastata dalle esplosioni all’aeroporto di Zaventem e nella metropolitana, si sono concentrate su cinque individui. E tutto parte dalle immagini delle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto. La polizia ha diffuso un fermo immagine di tre presunti attentatori. Il procuratore federale Van Leeuw in conferenza stampa ha affermato che due dei tre soggetti ritratti, vestiti con abiti scuri, sono presumibilmente morti facendosi saltare in aeroporto.

E’ invece attivamente ricercato il terzo uomo, che nel fermo immagine indossa una giacca chiara e un cappello. Il procuratore Van Leeuw ha dichiarato che testimoni lo hanno visto allontanarsi precipitosamente dall’aeroporto. La polizia belga chiede l’aiuto della rete (“Lo riconoscete?”), perché evidentemente non è stato possibile identificarlo. Ma è in corso, riferiscono i media locali, un’operazione delle forze speciali belghe nel quartiere di Schaerbeek, nord-est di Bruxelles, avanzando l’ipotesi che l’obiettivo sia proprio il terzo sospetto. Nelle perquisizioni a Schaerbeek sono stati trovati un ordigno esplosivo con chiodi, prodotti chimici e una bandiera dell’Is, annuncia la procura federale.

Oltre all’uomo con la giacca bianca, gli altri quattro potrebbero essere già ricercati in qualità di complici e fiancheggiatori di Salah Abdeslam. Due dei quali, a giudicare dalla somiglianza, potrebbero essere proprio i due sospetti vestiti di nero ritratti dalle telecamere dell’aeroporto di Zaventem. Quindi, come ha spiegato il procuratore, potrebbero essere i due kamikaze di Zaventem.

Si tratta dei fratelli Khalid e Ibrahim el-Bakraoui. Conosciuti per il notevole curriculum criminale ben prima della loro affiliazione al terrorismo jihadista, condannati più volte per violenze a mano armata, sono ritenuti aver soggiornato in diversi alloggi trasformati in nascondigli dalla rete di contatti di Abdeslam Salah. In particolare, nell’appartamento in rue de Dries nel quartiere Forest di Bruxelles dove le forze dell’ordine erano entrate tre giorni prima dell’operazione in rue des Quatre Vents a Molenbeek che ha portato alla cattura del più noto super-ricercato. Le loro foto segnaletiche sono state diffuse dal sito marocchino Rue20.com. Il confronto con i soggetti ripresi all’aeroporto evidenzia, almeno in un caso, una notevole corrispondenza.

Per il procuratore Van Leeuw, “è presto per collegare gli attentati di Bruxelles a quelli di Parigi”. Sarà presto, ma tra i ricercati figurano certamente Mohamed Abrimi e Najim Laachraoui, i due complici di Salah sfuggiti alla serie di operazioni di polizia che la settimana scorsa hanno portato all’arresto dell’unico sopravvissuto del commando jihadista autore degli attentati di Parigi del 13 novembre. La caccia a Abrimi e Laachraoui, che impegnava già le polizie di tutta Europa dopo l’arresto di Salah, si è intensificata dopo l’attacco a Bruxelles.

ei confronti di Abrini la polizia belga aveva già emesso un mandato di cattura internazionale lo scorso novembre. Di nazionalità belga e marocchina, il 31enne Abrini era stato ripreso in compagnia di Abdeslam dalle telecamere di una stazione di servizio a nord della Francia, la loro auto era la Renault Clio utilizzata per gli attentati di Parigi.

Quanto a Laachraoui, 24 anni, gli investigatori ritengono che, partito per la Siria nel 2013, abbia assunto la falsa identità di Soufiane Kayal per recarsi in Ungheria insieme ad Abdeslam lo scorso settembre. Sempre a nome di Kayal vennero condotte altre attività legate agli attacchi di Parigi e, secondo quanto riferito dalla stampa, tracce del suo dna sono state rinvenute su almeno due delle cinture esplosive usate dai kamikaze in quegli attentati. La polizia era da mesi a conoscenza del fatto che Laachraoui facesse ricorso al falso nome di Kayal, ma la sua vera identità è stata resa nota solo questa settimana.

La repubblica.it

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