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Mattarella a Mosca nei giorni della grande tensione: Siria, Libia e dialogo nei colloqui con Putin e Medvedev

Sergio Mattarella è a Mosca su invito del presidente Vladimir Putin per una visita ufficiale che cade in un momento di particolare tensione internazionale dopo il cambio di atteggiamento dell’amministrazione Trump sulla Siria e soprattutto rispetto al destino del suo presidente Bashar al Assad. L’attacco con armi chimiche nella provincia di Idlib, la paralisi del Consiglio di Sicurezza Onu e il successivo lancio di missili americani contro la base aerea siriana di Shayrat hanno cambiato radicalmente uno scenario che prima della drammatica uccisione di uomini, donne e bambini del villaggio Khain Sheikoun vedeva gli Usa non considerare l’estromissione di Assad una priorità. Ma l’inversione di marcia di Trump sulla Siria ha inevitabilmente messo in ulteriore crisi i già complicati rapporti con la Russia, alleata del regime di Damasco.

Così, mentre il mondo parla di nuovo di isolamento di Mosca, ecco il presidente della Repubblica, recarsi al Cremlino, per ribadire quella linea del dialogo con i partner russi perseguita dal 2015. Dato il contesto internazionale, nessuno si attende che il formato del G7 torni al G8. L’intento dell’Italia è quello di proseguire nella sua opera diplomatica a largo spettro, convinta che si debba puntare sul dialogo e sul negoziato.
Nel primo dei suoi tre giorni di visita, il Capo dello Stato vede oggi il capo del governo russo Dmitri Medvedev, con cui discuterà di cooperazione economica e culturale. Quindi il presidente Vladimir Putin, per “uno scambio di opinioni – fa sapere il Cremlino – su questioni chiave delle relazioni russo-italiane e sui temi dell’agenda internazionale”. Domani è previsto invece l’incontro di Mattarella con Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie.

Visto il contesto geopolitico, l’incontro con Putin assume assoluta rilevanza, soprattutto dopo che ieri la riunione dei ministri degli Esteri del G7 a Lucca è stata occasione per il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, di rilanciare l’idea di “sostituire” Assad, pur ribadendo la lotta all’Isis come assoluta priorità di Washington. L’Italia ha sempre sostenuto che nella crisi mediorientale non si può prescindere dal dialogo con la Russia e di recente lo ha ricordato anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il quale ha detto di comprendere le motivazioni Usa per l’attacco alla base siriana, ma per il quale la soluzione del conflitto deve arrivare attraverso vie diplomatiche, con la partecipazione costruttiva di Mosca.

Altro tema centrale nei colloqui di Mattarella al Cremlino, a cui l’Italia è naturalmente sensibile, è la Libia. La Russia si è ritagliata un ruolo attivo e ormai nessun negoziato è possibile prescindendo da Mosca. Pur dichiarando di parlare con tutti gli attori in campo, la Russia di fatto appoggia il governo di Tobruk, mentre l’Italia quello di Fayez al Serraj, riconosciuto
dall’Onu, e con il quale ha firmato un accordo nel tentativo di fermare i flussi migratorie verso le nostre coste. Fonti diplomatiche russe hanno in passato espresso disappunto per la posizione di Roma, che “dialoga solo con una delle parti in conflitto”.
La repubblica

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